21 Apr

Il potere degli effetti speciali

di Giulia Eleonora Zeno

Quando andiamo al cinema è sorprendentemente facile essere rapiti dagli effetti speciali, ma allo stesso tempo è difficile rendersi conto del duro lavoro che si cela dietro alle immagini che vediamo solo per pochi istanti sul grande schermo.

Con il termine effetti speciali (SFX) si intende quindi quell’insieme di tecniche e tecnologie usate in diversi campi, teatrale, televisivo e soprattutto cinematografico, per simulare realtà che altrimenti sarebbero impossibili da realizzare per varie ragioni: tempo, costo o pericolo.

Per citare le parole di Eustace Lycett, vincitore di due premi Oscar ai migliori effetti speciali: Un professore fra le nuvole (1961) e Mary Poppins (1964) entrambi per la regia di Robert Stevenson, un effetto speciale è «qualunque tecnica o trucco che viene usato per creare un’illusione di realtà in una situazione in cui non è possibile, economico o sicuro usare le cose reali»1.

La storia degli effetti speciali per il grande schermo nasce sul finire dell’Ottocento, il regista francese Georges Méliès è considerato, difatti, il pioniere dei primi rudimentali effetti visivi, ottenuti inizialmente con semplici tecniche di montaggio. Egli riuscì a simulare la sparizione di una donna unendo due inquadrature di uno stesso ambiente: nella prima si vedeva la donna, mentre nella seconda solo l’ambiente.

Melies

Gli effetti si sono poi raffinati via via con le nuove tecniche di ripresa, gli anni Trenta ad esempio sono noti per lo stop motion (o passo uno); negli anni Sessanta invece si ricorreva spesso all’uso di “miniature”, ossia riproduzioni in scala ridotta di ambienti o oggetti di grandi dimensioni. Un’importante svolta avvenne a partire dagli anni Settanta, si iniziò infatti ad utilizzare i cosiddetti “animatroni” ovvero sistemi meccanici ed elettronici piuttosto complessi comandati a distanza in grado di compiere dei movimenti. A tal riguardo è opportuno ricordare Carlo Rambaldi, il mago italiano degli effetti speciali che ha vinto 3 premi Oscar, il primo nel 1977 grazie al film King Kong per il quale realizzò un gorilla alto 12 metri utilizzando proprio la tecnica della meccatronica; il secondo per Alien nel 1980 e, infine, il terzo ed ultimo Oscar è arrivato nel 1983 per E.T., la sua creatura più famosa, realizzata con tre diversi modelli elettronici e meccanici.

Successivamente alla fine degli anni Ottanta l’avvento della computer grafica ha rivoluzionato completamente il mondo degli effetti speciali.

Appare chiaro quindi che gli SFX si dividono essenzialmente in due categorie: effetti visivi ed effetti sonori; in particolare gli effetti visivi si suddividono a loro volta in effetti fisici o meccanici ed effetti digitali.

Gli effetti fisici, in voga soprattutto fino agli anni Ottanta, sono realizzati e costruiti fisicamente per la messa in scena durante le riprese: mostri di lattice, miniature in scala ridotta, esplosioni, sparatorie, incendi, etc.;

Gli effetti digitali, invece, sono generati tramite il computer che, elaborando le immagini girate, aggiunge, taglia o modifica gli elementi presenti nell’inquadratura, dallo sfondo ai personaggi, al più piccolo dettaglio. Venuti alla ribalta a partire dagli anni Novanta, tali effetti permettono ai registi di creare vere e proprie scene in post-produzione con maggiore possibilità di controllo: si possono infatti realizzare scenografie virtuali partendo da zero, battaglie con migliaia di comparse digitali animate da specifici software, mostri o animali di tutte le dimensioni, nonché scene d’azione molto suggestive che coinvolgono attori reali e creature digitali.

Gli effetti sonori, invece, riguardano ovviamente l’audio e sono realizzati attraverso varie tecniche, per esempio la registrazione di rumori artificiali da sovrapporre in un secondo momento alle immagini, la simulazione sonora di un evento ecc.

A tal proposito i programmi più quotati per lavorare in post-produzione sono DaVinci e After Effects.

DaVinci è stato progettato in collaborazione con gli studios di Hollywood, ed è diventato da oltre trent’anni lo standard nella post-produzione; è il programma di riferimento nel mondo cinematografico soprattutto per la correzione colore, permettendo di lavorare ad alte prestazioni anche in tempo reale direttamente sul set.

After Effects, firmato Adobe, è considerato dai più come il completamento ideale per l’applicazione di effetti speciali soprattutto se si utilizza Adobe Premiere come programma di montaggio; inoltre, essendo presente nella suite Adobe CC, permette di aggiungere o modificare effetti anche tramite gli altri prodotti Adobe come ad esempio Photoshop o Illustrator.

1Verso una tecnologia dell’immaginazione di Giorgo Cremonini, in Carlo Rambaldi e gli effetti speciali, AA.VV.,San Marino, 1997, pag. 89.

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