06 Lug

Sguardo sul cinema indipendente americano (Visioni alternative)

Un aspetto importante di qualsiasi definizione di cinema indipendente, è lo spazio che esso offre all’espressione di visioni politiche, sociali e ideologiche alternative.

In questo senso molti film indipendenti scavalcano quel tipo di “riconciliazione illusoria di stampo ideologico1 presente, invece, nei film hollywoodiani, e si pongono, così, come modelli di forme alternative.

Questo tipo di approccio alle tematiche politiche e sociali provoca critiche di ogni tipo ma, allo stesso tempo, attira l’attenzione e, come nel caso della Miramax, si rivela una vera e propria strategia di mercato per aumentare le vendite. In questo senso il settore indipendente americano ha permesso anche a quei gruppi solitamente trascurati o stereotipizzati dal mainstream di hollywoodiano, di esprimersi in maniera libera. I casi più rappresentativi negli ultimi vent’anni riguardano il cinema dei neri e quello degli omosessuali.

I film di nuovi registi neri sono stati una componente importante nel panorama indipendente americano degli ultimi anni ’80 e degli inizi dei ’90.

Lola Darling

Spike Lee, con Lola Darling (1986) si ritiene abbia ispirato un’intera generazione di cineasti.2  La celebrità di cui godette Lee, che costruì una carriera alternando lavori indipendenti a lavori per gli studios, rappresenta il dilemma che si sono trovati ad affrontare i registi afro-americani.

Quasi la totalità delle produzioni di Lee appaiono commerciabili e questo, infatti, contrastò con i lavori molto più radicali dei suoi immediati predecessori, riuniti nel noto gruppo “LA School“. Di questo gruppo: Charles Burnett, Haile Gerima e Julie Dash. Nel rappresentare la vita dei neri americani degli anni ’70, questo gruppo si contrappose all’ondata hollywoodiana della “blaxplotation” (termine formato da black e explotation, indica lo sfruttamento commerciale di film con eroi neri, per un pubblico nero, fenomeno tipico degli anni’70).

La LA School mescolava realismo in stile documentaristico ad un cinema politico – radicale. Influenze delle scuola realistiche, tra cui il  ed il movimento documentaristico sociale britannico (anni ’30) sono particolarmente evidenti in film come Killer of Sheep (C. Burnett, 1077).

Killer of sheep

In merito alle comunità etniche, la difficoltà di far sentire la propria voce, persino nel settore indipendente, ha riguardato anche le donne, specie quelle di colore. Daughters of the Dust (J. Dash, 1991) è uno dei film che ha raccolto maggiori consensi da parte della critica. Questo però, non è bastato alla Dash per trovare facilmente finanziamenti per i suoi successivi film.

DaughtersOfTheDust 2

Un altro tra i più significativi fenomeni “alternativi” del cinema indipendente negli anni ’90, fu il New Queer Cinema, il nuovo cinema omosessuale. Il termine fu coniato dal critico B. Ruby Rich per indicare la comparsa di un gruppo di nuovi film a basso costo, provocatori e informali, incentrati su tematiche gay e rivolti ad un pubblico omosessuale e lesbico. 3 Poison (Todd Haynes, 1991), Belli e dannati (Gus Van Sant, 1991), The living End (Gregg Araki, 1992) e Swoon (Tom Kalin, 1992), ne sono alcuni esempi.

Le caratteristiche distintive di questa corrente sono, in primis, le figure dei personaggi che raramente scendono a compromessi con tutto quello che è vicino alla sensibilità eterosessuale e, in secondo luogo, un approccio formale più radicale. 4

Tra i film più provocatori e scandalosi della cinematografia indipendente omosessuale ricordiamo quelli di Gregg Araki . Risonanze socio-politiche mescolate ad aspetti giovanili che mirano allo sfruttamento commerciale. Contenuti e stile provocatori. Quello che nei suoi film colpisce maggiormente è l’estetica dell’eccesso da lui usata, basata su immagini vistose e sovrastilizzate. L’esempio più appariscente è dato dall’uso di colori sgargianti in Doom Generation (1995).

doom generation

La traiettoria del New Queer Cinema coincide, in gran parte a partire dai primi anni ’90, con quella dell’intero settore indipendente: da innovazione “indipendente” a prodotto commerciale. Per questo Rich parla di “diluizione della qualità” e di “allontanamento dalla forma sperimentale iniziale5.

Il movimento esiste ancora oggi ma in forme decisamente meno provocatorie. Basta paragonare Essere John Malkovich (Spike Jonze, 1999) ai primi film di Araki.

 

 

1 G. KING, Il cinema indipendente americano, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2006.
2 Ivi, p. 251.
3 Ivi, p. 284.
4 Ivi p. 288.
5 B. R. RICH, Queer and Present Danger, in J. HILIER (a cura di), American Indipendent Cinema: A Sight And Sound Reader, British Film Institute, London, 2001.