18 Giu

Sguardo sul cinema indipendente americano (La scrittura)

Al di là dei mezzi economici impiegati per realizzare un film indipendente, spesso quella che fa la differenza è semplicemente la sola sceneggiatura.

A volte, il solo fatto che un film, realizzato anche con budget elevati contenga messaggi anti commerciali, fa sì che comunque venga etichettato come indipendente. Ne sono esempio i lungometraggi di John Waters. In Fenicotteri rosa (1972) egli tratta i temi del travestitismo e della diversità alternando comicità e tragedia attraverso il suo grottesco e personale stile.

Pink-Flamingos

Gran parte dei suoi film esibiscono ciò che alcuni considerano cattivo gusto che, invece per altri non è che puro e provocatorio umorismo. Sono le sue sceneggiature, anticonvenzionali e pungenti a fare di lui un regista indipendente, non la somma di denaro impiegata per girare i suoi film o gli attori famosi da lui utilizzati.

Altre caratteristiche che definiscono un film indipendente sono la mancanza di una forte spinta narrativa e la presenza di una struttura decentrata, simile a quella del cosiddetto “cinema d’autore”. In altri casi, alcune caratteristiche sulla struttura narrativa classica (inizio, sviluppo e conclusione) rimangono comunque centrali, anche quando altri aspetti vengono scardinati, minimizzati o complicati.1

Gummo (Harmony Korine, 1997) è uno dei numerosi film indipendenti che abbandonano in larga misura il significato di intreccio lineare. Il film si apre con le immagini di un tornado seguite dai titoli di testa. Dopo i titoli appare sullo schermo un ragazzino con indosso calzoncini e orecchie da coniglio rosa che, da una passerella pedonale, si diverte ad orinare e a sputare sulle macchine sottostanti. Quest’immagine potrebbe far pensare al pubblico che il “bunny boy” sia il protagonista del film, ma non lo è. Lo si vedrà riapparire in diverse scene del film, ma sempre come personaggio marginale. Tra l’altro la sua presenza, come il suo abbigliamento, risultano a chi guarda inspiegabili.

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Il regista ha scelto di mostrare i vari personaggi per poi subito abbandonarli, senza chiudere il percorso della loro storia. La storia infatti consiste nella mancanza voluta di elementi che regolino l’intreccio, nell’assoluta assenza di uno sviluppo narrativo convenzionale.2 “Non sopporto gli intrecci, perché non mi pare che la vita ne abbia. Un inizio, una parte intermedia e una fine non esistono e mi dà fastidio quando le cose sono ordinate così perfettamente“, ha affermato Korine in un intervista.3

Mentre la narrazione classica hollywoodiana potrebbe essere descritta come “un’intensa rappresentazione degli aspetti di alcune vite molto particolari in circostanze molto particolari, tralasciando perlopiù le sequenze noiose”4, includere le parti noiose o, addirittura, costruire un film intorno ad eventi “noiosi” è stata, in passato, una tendenza persistente nel settore indipendente. I film di Andy Warhol sono tra gli esempi più evidenti di un cinema in cui lo sviluppo narrativo o è totalmente assente o è ridotto la minimo.

In Empire (1962-63), una ripresa fissa dell’Empire State Building occupa lo schermo per 8 ore!

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In Sleep (1963) vediamo dormire per 5 ore il poeta John Giorno.

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Basandosi su differenze più o meno nette si può parlare di “indipendente” anche quando l’opposizione ai cliché narrativi è relativa. Un esempio ne è Groove (G. Harrison, 2000), realizzato con un budget ridotto ma comunque comprensibile e commerciale. Mentre Sydney (P. Thomas Anderson), pur essendo ricco di materiale narrativo, non rispetta le convenzioni hollywoodiane a scapito della scorrevolezza narrativa.

Altro caso ancora, dove l’importanza della narrazione viene sottolineata tramite l’uso di strategie che collegano molteplici fili narrativi diversi, è riscontrabile in Slaker (R. Linklater, 1991). La sceneggiatura è interamente costruita su frammenti micro-narrativi. La struttura è data dalla ripetizione di brevi segmenti collegati tra loro in maniera abbastanza chiara, mentre le storie sembrano non seguire nessun tipo di progressione. Come nel caso di Gummo, la logica seguita potrebbe essere descritta come “giustificazione tematica5 perché  la struttura segue lo stato d’animo dei protagonisti, vittime di un mondo di ossessioni, preoccupazioni, stranezze.

memento

Ulteriore scelta quella di operare nella direzione di una “narrazione a più fili“, altra tecnica di difficile comprensione in quanto non rispetta le regole della comunicabilità narrativa, così come la “narrazione a ritroso” (Memento di Nolan, Strade perdute e Mulholland Drive di Linch).

L’allontanarsi dalla forma narrativa classica non è da considerare esclusivamente come rifiuto delle regole hollywoodiane. Gli esempi citati rappresentano soprattutto un modo alternativo di narrare.

 

 

 

1 G.KING, Il cinema indipendente americano, Piccola Biblioteca Einaudi,Torino, 2006.
2 Ivi, p.88.
3 Intervista rilasciata a W. Herzog, Interview,  Novembre 1997.
4 KING, Il cinema indipendente americano, cit. p.88.
5 Ivi, p. 113.