03 Mag

Fotografia, anima del film. (Ad ogni anima il suo colore…)

Quanto è importante la fotografia per esprimere un messaggio visivo?

Un film non è altro che una sequenza di immagini. Le immagini sono fatte di luce. Quindi, non può esistere immagine visiva se viene a mancare quest’elemento fondamentale.

Il Direttore della Fotografia (DOP) è uno dei più stretti collaboratori del regista. E’ suo il compito di predisporre l’illuminazione delle scene che il regista ha solo creato o immaginato mentalmente.

Come sostiene il critico cinematografico Gianni Canova in un’intervista, i direttori della fotografia sono «i maghi della luce perché sul set di un film il DOP è colui che, manipolando la luce, produce la meraviglia delle immagini in movimento». La luce quindi, è l’essenza del linguaggio cinematografico, materia prima di un film.

Attraverso un preciso posizionamento delle luci si creano atmosfere che, messe insieme, danno vita al racconto cinematografico.

Ogni colore ha uno o più significati, ad esempio il rosso non evoca le stesse emozioni del giallo, così come il nero crea sensazioni differenti dal rosa.

La quantità di luce e le sfumature cromatiche del colore scelto per accompagnare l’intero film sono emotivamente importanti tanto quanto lo è il racconto stesso, possono infatti condizionare lo spettatore nel vivere una determinata emozione come quella della suspense o della gioia.

Fotografia colori

Proviamo a soffermarci sui vari significati dei colori e sulle atmosfere che possono creare:

rosso : è uno dei colori con più significati, può comunicare difatti senso di rabbia, pericolo o morte ma, se inserito in un contesto romantico, può trasformarsi nel simbolo della passione e dell’amore;

arancione: associato spesso alle situazioni esotiche, al calore e all’energia, questo colore se usato nel modo giusto può suscitare anche sensazioni di desolazione e pericolo;

giallo: il più delle volte è legato a pensieri positivi e felicità; è un colore forte ed importante, ma allo stesso tempo capace di rilassare la mente;

verde: il suo significato può cambiare totalmente in base all’ambiente, ad esempio un’ambientazione selvaggia può dare allo spettatore una sensazione di rinascita e speranza. Tuttavia, tonalità di verde all’interno di un ambiente chiuso possono significare noia e monotonia;

viola: è uno dei colori più seducenti, spesso è associato al mistero, all’ambiguità e alla stravaganza;

rosa: anche questo colore cambia significato in base alla tonalità con cui viene usato. Una gradazione pastello può simboleggiare innocenza, giovinezza e purezza d’animo. Se invece la sfumatura è più accesa o tendente al fucsia, il rosa può essere associato alla frivolezza dei personaggi.

blu: è il colore freddo per eccellenza, generalmente accompagna pensieri positivi, tranquillità o un senso di meraviglia. In molti casi il blu può anche rendere l’idea di isolamento e solitudine.

Ci sono direttori della fotografia che si ispirano anche ai grandi pittori e altri che, invece, si ispirano alla visione della realtà quindi alla natura, ai paesaggi.

Bruegel- Lang

La Torre di Babele (Bruegel, 1563)/Metropolis (Lang, 1927)
 Ingres-Godard
Le petite baigneuse (Ingres, 1828)/Passion (Godard, 1982)
  Constable-Kubrick
 Malvery Hall, Warwickshire (Constable, 1809)/ Barry Lyndon (Kubrick, 1975)

Bruegel- Tarkovsky

  I cacciatori nella neve (Bruegel, 1565)/Lo specchio (Tarkovsky, 1975)
 Rockwell-Spielberg
Freedom from fear (Rockwell, 1943)/L’impero del sole (Spielberg, 1987)

 David- Payne

 La morte di Marat (David, 1793)/A proposito di Schmidt (Payne, 2002)

Gli italiani, considerati tra i migliori direttori della fotografia, godono di grande fama e reputazione in tutto il mondo. Tra i tanti poeti della luce nostrani è bene ricordare Otello Martelli (La dolce vita di Fellini); Carlo di Palma che è stato per più di dieci anni il DOP di fiducia di Woody Allen; Vittorio Storaro che ha vinto tre premi Oscar per la fotografia di Apocalypse Now, Reds e L’ultimo imperatore. A tal riguardo è opportuno precisare che Storaro alla dicitura “direttore della fotografia” preferisce quella di “cinematografaro” intendendo con tale termine «colui che lavora nel campo dell’immagine nel cinema».

Attualmente cavalca la cresta dell’onda l’italiano Luca Bigazzi che ha collaborato con registi come Silvio Soldini, Gianni Amelio, Michele Placido e dal 2004 ha stretto un profondo sodalizio con Paolo Sorrentino. Non a caso detiene il record di vittorie del David di Donatello per la miglior fotografia con 7 statuette (Lamerica, Pane e tulipani, Le conseguenze dell’amore, Romanzo criminale, Il divo, This Must Be the Place, La grande bellezza).

di Giulia Eleonora Zeno