04 Apr

“Dialogo di ferro, voci di velluto” – Introduzione al doppiaggio

In apparenza è una semplice sostituzione di voci. Ma cos’è in realtà il Doppiaggio? Cosa si nasconde dietro quest’arte, dietro questo mestiere?

Doppiare significa sommare più professionalità: dall’adattatore dei dialoghi al direttore di doppiaggio fino ai veri e propri doppiatori. Mentre al primo è affidata l’intera costruzione dell’intelaiatura e al direttore di doppiaggio l’assegnazione delle voci,  è ai doppiatori che spetta trasformare semplici frasi in emozioni e intenzioni.1

Il dialoghista ha un ruolo decisivo nel dare al film ritmo e musicalità interna. Non si limita solo alla traduzione, il suo è un lavoro creativo. Non solo deve conoscere perfettamente la lingua straniera del copione da tradurre ma deve anche avere una sensibilità artistica particolare perché l’adattamento non si limita alla meccanica sostituzione di una parola con un’altra. Smembrare, ricomporre, calcolare le lunghezze, le labiali, le pause, sono anche questi gli aspetti con i quali il dialoghista deve fare i conti.

Chiaramente, con l’adattamento cinematografico può aumentare il rischio di alterare il senso dell’originale. Ma non sempre. Prendiamo il caso di Frankestein Junior (Mel Brooks 1974) che diventa un cult in Italia proprio grazie al doppiaggio.

Fu Mario Maldesi, direttore di doppiaggio e dialoghista, a intuire che le potenzialità comiche del film di Brooks rischiavano di vanificarsi nel passaggio dal testo originale a quello italiano. Ad esempio, prendiamo in esame la scena indimenticabile del “lupo ululà, castello ululì”.

In inglese si basa su un gioco di parole che in italiano sarebbe stato intraducibile: Inga domanda «Where wolves?» ma viene fraintesa dal dottore che capisce «Werewolves?» ovvero licantropi. Così il dottore si spaventa e chiede a Igor: «Werewolves?». In quel momento Igor, che interpreta il “Where wolves” come un modo strano di parlare, risponde: «There». «What?», dice il professore che non capisce cosa stia dicendo Igor. «There Wolves! There Castle!».

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In inglese, quindi, è un gioco di parole non particolarmente esilarante. Maldesi, invece, reinterpretando l’originale, trasforma il dialogo in un’ indimenticabile e vera e propria perla di comicità.

La sintonia con il pubblico è naturalmente data anche dai doppiatori, apporto che si rivela fondamentale. Nel periodo d’oro le voci di Cigoli, Lattanzi, Panicali, De Angelis, Gazzolo, Amendola… hanno reso più intensa la credibilità e veridicità dei personaggi a cui hanno dato voce creando un’infinità varietà di sonorità: voci calde, stridule, sensuali, gentili e così via. Senza dimenticarci di quegli stereotipi recitativi che donavano al doppiaggio quel “qualcosa in più”come poteva essere una particolare risata in un western o un’inquietante intonazione in un horror.2

1 A.CASTELLANO, Il doppiaggio, a cura di, AIDAC, Roma, 2000.
2 Ivi

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