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24 Mar

Non esistono più gli Eroi di una volta…

Il western. Provoca nostalgia ad un pubblico di una certa generazione. E’ solo un genere “demodè” per i più giovani.

Ma chi è (era) l’eroe western? Quali sono i punti di forza di un genere che non solo ha influenzato la storia del cinema ma anche la visione di una Nazione, quella americana, che in questi film mette in mostra le sue origini, i suoi valori e le sue contraddizioni?

Iniziamo brevemente dai personaggi. Il protagonista di una storia rappresenta il motore fisico della narrazione. E’ il responsabile delle azioni e degli eventi che ne conseguono. Tutto questo porta ad un evolversi delle emozioni e delle situazioni. Il protagonista segue un certo tipo di percorso con l’obiettivo di far appassionare lo spettatore.

Nei film western viene mostrata la nascita di una Nazione e la sua inesorabile espansione  verso Ovest. Luoghi selvaggi, “creature demoniache” (gli indiani), una natura indomabile e pericoli insormontabili rappresentano lo spazio in cui si muove il protagonista, un uomo solitario che incarna un semidio, che affronta e cambia gli eventi  riuscendo ad ammansire una Natura imprevedibile.

Non a caso Bazin definì il western un genere epico “per la condizione umana dei suoi eroi. […] Al carattere dell’eroe corrisponde uno stile di rappresentazione in cui la trasposizione epica manifesta […] la sua predilezione per i vasti orizzonti, le vedute d’insieme, che ricordano sempre la proporzione fra l’Uomo e la Natura”1. Questo sottolinea come i personaggi, che incarnano il mito della comunità originaria, attraverso le loro azioni plasmino un ambiente da domare.2

L’eroe western si trova ad affrontare situazioni in cui lo spettatore può identificarsi: il problema del progresso (superamento delle frontiere), quello dell’onore (legato ai rapporti sociali) piuttosto che quelli della giustizia o della violenza incluso il problema di “cosa significhi essere uomo come invecchiata vittima del progresso”.

L’eroe diventa così la personificazione del bene. Indossa abiti bianchi, cavalca un cavallo bianco ed è sempre dalla parte della giustizia senza trarne un guadagno personale. Queste caratteristiche prendono il nome di “simbolic clothing“, ovvero abiti simbolici, dove la purezza cromatica è l’allegoria del bene. Di contro non a caso, l’antagonista, il villain, è sempre vestito di nero. E anche i rapporti tra le persone sono così netti e semplici: da una parte sta il Bene, dall’altra il Male.

La mitologia western si lega alla leggenda di Hollywood, la storia del paese è indissolubile dall’immagine riprodotta sullo schermo. Il personaggio è sormontato dal divo che lo interpreta.4 E’ la popolarità dell’attore a dare al personaggio una particolare nostalgia epica, più o meno forte. Il senso del “già visto” legato alla fama dell’attore, “rinforza il senso di un rituale”5 per cui fisico e abilità di questi interpreti hanno contribuito a rafforzare l’iconografia del genere.

Dal secondo dopoguerra in poi l’eroe cambia. L’epopea assume caratteri tragici e l’eroe, di conseguenza, diventa consapevole del fatto che l’epoca dell’età dell’ora sta lasciando spazio a un periodo di disincanto e riflessione. Le gesta epiche che segnavano le origini del genere, lasciano spazio ad una logica romanzesca: l’eroe mantiene un’integrità morale ma inizia a riflettere. La distinzione tra Bene e Male non è più così netta. Mentre l’epica mirava al compimento di un fine che giustificava l’azione, ora l’eroe è addirittura escluso dalla sua vittoria.

Negli anni Sessanta il genere subisce nuovi notevoli cambiamenti. La narrazione riflette il crepuscolo del mito: l’eroe si umanizza, invecchia ed è solo. Il fulcro della narrazione, ora, si sposta verso tutti quegli individui che sono sempre stati lontani dalla “leggenda”: gli outlaws, i fuorilegge; i cowboy erranti; le prostitute.

Con gli anni Ottanta le produzioni di film western sono sempre più rare. Proposte nostalgiche consapevoli di far parte ormai del passato.

 

 

1 A. BAZIN, prefazione a I.L. RIEUPEYROUT, Il western, ovvero il cinema americano per eccellenza (1953), Cappelli, Rocca San Casciano 1957.
2 M.GRANDE, Il western: un’epopea moderna, in R. DE GAETANO (acura di), La visione e il concetto. Scritti in omaggio di Maurizio Grande, Bulzoni, Roma, 1988.
3 L.C. MITCHELL, Westerns. Making the Man in Fiction and Film, The University of Chicago Press, Chicago, 1966.
4 G. FRASCA, C’era una volta il western. Immagini di una nazione, Torino, 2007.
5 P. FRENCH, Westerns, Secker & Warburg, Londra, 1973. 
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